martedì 13 ottobre 2009

Attenti al Rinoceronte!

Zambia, luglio 1998. Dopo circa 10 giorni trascorsi in una missione, la comitiva a cui mi ero aggregato decise di concedersi qualche giorno di turismo visitando le immense cascate Vittoria, al confine con lo Zimbabwe. Dopo circa 12 ore di viaggio arrivammo a Livingstone, l'ultima cittadina dello Zambia prima del confine con lo Zimbabwe.


Il proprietario dell'ostello presso cui pernottavamo a Livingstone, la Gecko's Guesthouse, ci propose una visita al parco Mosi oa Tunya, che si trova proprio lungo il corso dello Zambesi, il fiume il cui salto in una fenditura della crosta terrestre dà origine alle celeberrime cascate. Noi accettammo immediatamente, come rifiutarsi di partecipare ad un vero safari africano? Si tratta di un'occasione da non lasciarsi sfuggire, una di quelle che possono non capitare più in una vita. In realtà a quel safari ne seguirono altre decine, ma ovviamente all'epoca non potevo saperlo e l'entusiasmo per quello che ci accingevamo a vivere era indescrivibile.

Con il senno di poi posso affermare che il Parco Nazionale Mosi Oa Tunya non è niente di straordinario; è l'unico luogo però dove si possano osservare animali africani nei dintorni delle cascate. Aiuta quindi a giustificare, insieme alla crociera sullo Zambesi ed allo spettacolo delle cascate, le otto ore di auto che occorrono per raggiungere Livingstone dalla capitale Lusaka o il prezzo del biglietto aereo.

Il parco in questione è un'area di conservazione della fauna selvatica estremamente piccola, appena 66 km2 (per intenderci meno di 10 x 10 km) ed è interamente recintata. La sua caratteristica principale è la presenza di un piccolo gruppo di rinoceronti bianchi, animali ad alto rischio di estinzione, rimasti in pochissimi parchi in tutta l'Africa. In realtà la popolazione di rinoceronti presente originariamente nel parco apparteneva all'altra specie, e cioè il rinoceronte nero, ma fu sterminata dai cacciatori e si estinse come in tutto il resto dello Zambia.

Nel 1964 sono stati introdotti nel parco Mosi Oa Tunya due maschi e due femmine di rinoceronte bianco dal Sud Africa, ma nel 1986 morì l'ultimo rinoceronte sopravvissuto a malattie e cacciatori di frodo. Nel 1994 sono stati introdotti altri sei rinoceronti bianchi, sempre dal Sud Africa. A quattro di loro furono addirittura asportati i corni per inibire gli appetiti dei bracconieri. Sempre nel 1994 il recinto del parco fu elettrificato. Nel 2001 è addirittura partito un progetto diretto da un consorzio di organismi guidati dall'ONG italiana CESVI per la gestione e protezione della popolazione di rinoceronti del parco. Nonostante i grandi sforzi, nel 2007 è stato registrato un altro attacco ai rinoceronti, e due esemplari sono stati uccisi. Nel giugno 2009, così come nel 1998, la popolazione totale di rinoceronti bianchi del parco Mosi Oa Tunya ammontava a cinque esemplari, i quali sono sorvegliati a vista da guardie armate 24 ore su 24.


Appena varcato l'ingresso del parco, un grande elefante maschio di oltre sei tonnellate ci sbarrò minaccioso la strada, cominciando a sbuffare, grattare nel terreno con le zampe anteriori ed a sventolare le ampie orecchie. Era il primo elefante che vedevo in libertà, ma chiunque avrebbe capito che stava assumendo un atteggiamento aggressivo. Il segnale sembrava chiaro: levatevi di torno o vi carico. Eppure la guida non accennava a indietreggiare, anzi, con sonore rombate del motore sembrava rispondere alle minacce dell'elefante. Ben presto cominciammo a chiedere alla guida di tornare indietro e di abbandonare questo confronto, dandola vinta all'elefante. Lui ci spiegò che la carica sarebbe cominciata proprio nel momento in cui avessimo girato l'auto per fuggire. Negli anni a venire avrei sentito diverse storie di attacchi di elefanti che avevano prodotto vittime ed auto distrutte, ed in almeno un paio di circostanze avrei sperimentato in prima persona il caratteraccio di questi animali. In quella prima occasione la tattica della nostra guida si rivelò giusta, e dopo un paio di interminabili minuti l'elefante smise di manifestare le sue cattive intenzioni e si fece di lato, lasciandoci lo spazio per passare.

Dopo poche centinaia di metri la foresta si aprì consentendoci di vedere la riva del fiume, dove quattro rinoceronti si stavano abbeverando. Ovviamente la guida arrestò l'auto e spense il motore per consentirci di scattare le fotografie. I rinoceronti non sembravano curarsi della nostra presenza ad eccezione di un esemplare, che alzò la testa ed iniziò a scrutarci apparentemente incuriosito. Successivamente prese ad incamminarsi nella nostra direzione. La camminata divenne trotto, e dopo pochi passi il trotto divenne galoppo.


La guida, tra i nostri schiamazzi atterriti, avviò il motore ed ingranò la marcia. La macchina partì che il rinoceronte era a circa cinquanta metri di distanza, ma stava velocemente recuperando terreno. Ci raggiunse che l'auto era in terza e viaggiava a circa 40 km/h. Riuscì comunque ad affiancarci sulla sinistra e a infliggere al veicolo una cornata di lato, facendo rimbalzare l'auto di alcuni metri sulla sua destra. Fortunatamente l'animale era giunto al termine della corsa, e l'auto si allontanò velocemente. Una volta spariti dalla visuale del rinoceronte ci fermammo per analizzare i danni che l'auto aveva subito. Il cerchione era ammaccato, e la carrozzeria che sovrastava la ruota recava la chiara impronta del corno. Fortunatamente il pneumatico non era danneggiato e la ruota riusciva ancora a girare senza sfregare la carrozzeria. Mentre eravamo chini sull'auto dalla foresta emerse un ranger (uno di quelli che sorvegliano i rinoceronti) armato di kalashnikov. Lui si scusò a nome del parco per l'inconveniente che avevamo subito e ci propose di vedere nuovamente i rinoceronti da vicino, però in totale sicurezza. Acconsentimmo e lo vedemmo dirigersi nella direzione del punto presso cui avevamo seminato il rinoceronte e, aggirati alcuni cespugli, sparì dalla nostra vista. Dopo alcuni minuti sentimmo delle scariche di fucile e lo vedemmo ricomparire di corsa urlandoci di scappare nuovamente. Ripetemmo la fuga e ci allontanammo alla massima velocità. Non incontrammo più né il rinoceronte né il ranger.

E questo fu il mio primo, intensissimo, violento impatto con la fauna africana.


P.S. Ricostruendo la storia dei rinoceronti del Mosi Oa Tunya National Park ho finalmente compreso le cause dell'attacco subito. Non credo che un rinoceronte riesca a distinguere un innocuo turista da un pericoloso bracconiere!


M.L.

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